martedì 17 gennaio 2017

Il piccolo principe ci ricorda di "non dimenticare"...




In alto la bambina e l'aviatore.
In basso, il piccolo principe e la sua rosa




Benché sia considerato un racconto per l'infanzia, ho sempre pensato che il piccolo principe non fosse un libro adatto ai bambini: io stessa l'ho letto per la prima volta ormai grandicella, praticamente in età puberale, eppure non riuscii a cogliere subito la straordinaria bellezza di quelle parole: la verità è che mi rendeva triste l'idea di questo bambino piccino, su un pianeta minuscolo alla continua ricerca di un amico.
Ovviamente la bellezza e la profondità delle frasi di Antoine de Saint-Exupéry mi rimasero impresse nell'anima, ma consideravo il libro più una raccolta di aforismi che un vero e proprio racconto.
La verità è che il piccolo principe non è una storia per bambini, ma un racconto per grandi che vogliono ritrovare il loro bambino interiore.
Ed è proprio quello che cerca di ricordarci il film del 2015 diretto da Mark Osborne; protagonista del film infatti, non è il piccolo principe, ma una bambina a cui il mondo degli adulti tenta di strappare via l'infanzia. 
Per colpa della madre apprensiva, stacanovista e anaffettiva, la piccola protagonista a soli 9 anni è già un'adulta in miniatura: la sua vita è stata attentamente programmata nei minimi dettagli dalla genitrice, c'è un giorno, ora, minuto e secondo per tutto, tranne che per giocare e per sognare.
A salvare la nostra piccola eroina sarà un vecchio aviatore folle, che le farà conoscere la storia del piccolo principe e l'aiuterà a comprendere quanto sia importante essere bambini.
"Il problema non è diventare grandi, ma dimenticare".
Gli adulti hanno dimenticato la poesia e i sogni dell'infanzia, hanno dimenticato che l'essenziale è invisibile agli occhi.
Nelle sequenze finali del film, a metà tra sogno e realtà, la nostra protagonista ritrova il piccolo principe adulto, triste, incastrato in una vita frenetica che non ama perché ha dimenticato tutto: l'aviatore, il serpente, la volpe, la rosa.
Gli adulti di questa realtà da incubo, ossia l'uomo d'affari, l'uomo vanitoso, il re e tutti gli altri hanno un concetto di ciò che è essenziale completamente distorto, e cercheranno di piegare la piccola, trasformandola con la forza in un'adulta a loro immagine e somiglianza; proveranno a farle dimenticare tutto ciò che ha faticosamente imparato per farla diventare una di loro, farla sentire una fallita, senza speranza.
Ma ovviamente in un film del genere il lieto fine e d'obbligo, e la bambina, a bordo dell'aereo dell'aviatore ed aiutata da una volpe di pezza riuscirà non solo a salvare sé stessa, ma anche il piccolo Principe, liberando le stelle tenute in cattività dall'avido uomo d'affari, e aiutando il principe a ritrovare la sua rosa, comprendendo finalmente il significato della frase: non si vede bene che con il cuore.
Il titolo del film è forse fuorviante, poiché Il piccolo principe non è il protagonista della storia, è solo un mezzo, il simbolo scelto dal regista per ricordarci che, anche da adulti, non bisogna dimenticare ciò che da piccoli ci rendeva felici, ciò che è davvero importante, ciò che ci rende vivi.
Chi ha già letto qualche mio post ormai sa che sono una causa persa, una fan della speranza che guarda sempre in fondo al vaso di Pandora per trovare la forza di sopportare il mondo che la circonda: il film di Osborne dà a tutti una lente, anzi un cannocchiale per vedere meglio le stelle, e trovare quella speranza che non dobbiamo mai smettere di far ardere nel nostro cuore.
Va bene diventare adulti, ma non bisogna mai dimenticare di vedere le cose con gli occhi di un bambino, gli unici occhi in grado di cogliere ciò che è essenziale.

sabato 17 dicembre 2016

Buone feste!



immagine creata su www.pizap.com
con personaggi tratti dal film Disney 
Canto di Natale di Topolino (Mickey's Christmas Carol)


Cari amici,

Avrete notato la mia assenza dal blog (almeno spero!).
Ho avuto una serie di problemi personali, e sono stata costretta anche a chiudere momentaneamente il profilo g+.
Non vi tedierò con i dettagli, volevo solo cogliere l'occasione per augurarvi buone feste!
Il blog sarà di nuovo attivo dopo il 20 dicembre, fervono i preparativi per nuovi post. 
Un saluto affettuoso a tutti voi!

martedì 15 novembre 2016

i Medici: la miglior fiction targata RAI degli ultimi decenni

In alto, il cast della prima stagione de "I Medici".


Nonostante la riluttanza iniziale di alcuni spettatori, perplessi soprattutto dai continui Flaschback e da un tipo di recitazione ben lontana da quella a cui la fiction italiana si era abituata negli ultimi anni, la prima stagione de I Medici ha avuto ottimi ascolti da parte di diversi target di pubblico, raggiungendo ben 23 milioni di Italiani.
La serie è certamente il miglior prodotto targato Rai fiction degli ultimi anni, e a chi ha storto il naso per la recitazione algida di Richard Madden, rispondo solo che di sicuro il vero Cosimo de' Medici non si sarà rivoltato nella tomba, come avrà certamente fatto la povera Elisabetta di Baviera per l'interpretazione della Capodondi (per non parlare dell'unica e vera Sissi cinematografica Romy Schneider, perfetta sia per fattezze fisiche che per interpretazione).
Le fotografia e la ricostruzione della Firenze rinascimentale non ha alcuna pecca, la somiglianza fisica tra attore e personaggio storico a volte lascia a desiderare, ma l'ambientazione è quella giusta, il passaggio da vicoli malfamati, in cui la gente si bacia tranquillamente mezza nuda per strada hanno spiazzato i ben pensanti, ma la verità è che i nobili e i benestanti dell'epoca amavano frequentare i borghi e bordelli, abbandonare le buone maniere, dar sfogo ai loro istinti per poi tornare, come niente fosse nei quartieri da bene, ben vestiti e dimenticando presto dove avevano passato la notte prima, proprio come fece nella prima puntata il giovane Cosimo de Medici mentre era a Roma con padre e fratello. 
Ovviamente non ci è dato sapere se Cosimo ha davvero incontrato Donatello in un bordello nudo con un altro ragazzo, né che fosse davvero innamorato della lavandaia interpretata da Miriam Leone prima di sposare Contessina de Bardi; diciamo che tutto questo rientra nella sfera del plausibile, che la fiction permette di realizzare.
In troppi hanno storto il naso per le inesattezze storiche, e a costoro vorrei ricordare che questa è una semplice Fiction, e non una Docu-ficiton o un Documentario, e che tra le due cose corre la stessa differenza che c'è tra romanzo storico e romanzo storiografico (o più semplicemente Storiografia).
Documentario e Storiografia devono attenersi strettamente ai fatti, magari proponendo qualche aneddoto non accertato, ma di sicuro sempre attinente all'evento storico narrato. La fiction televisiva così come il romanzo storico invece, non devono per forza riportare i fatti così come sono avvenuti ma renderli avvincenti, avvinghiare ed appassionare lo spettatore/lettore allo schermo televisivo o alle pagine del libro, romanzando la vera storia, rendendola più avvincente o a tratti piccanti.
La scena in cui Contessina de'Medici fa il suo ingresso nella Signoria sul suo bianco destriero, che con i suoi zoccoli spalanca con la forza le porte della struttura, chiedendo e ottenendo l'esilio per il marito anziché la morte è stata sicuramente molto romanzata, ma a livello scenico è forse una delle più belle sequenze mai realizzate in una fiction.
La scena più scioccante per chi si aspettava una devota affinità storica, è stata l'omicidio degli uomini della famiglia Albizi, che nella realtà sono morti "tranquillamente" in esilio e non assassinati da mercenari al soldo di Cosimo come vediamo nella sesta puntata; la scena non è veritiera, ma visivamente è impeccabile, soprattutto perché mentre padre e figlio Albizi trapassano, Cosimo de Medici si trova nella cattedrale, col Sommo Pontefice che esalta le sue doti umane e morali, con la frase perentoria: "Cosimo de'Medici ha scelto la strada più lunga e difficile" .
Questa scena mi ha ricordato molto la sequenza de "il Padrino", di Francis Ford Coppola, in cui Michael Corleone, durante il battesimo del nipotino fa ammazzare tutti i suoi nemici, ed alla domanda del prete: "Michaele Corleone, rinunci tu a Satana?" , ad ogni: "Rinuncio!" pronunciato da Al Pacino vediamo un suo sicario uccidere a sangue freddo uno o più nemici. Scena e citazione visivamente e psicologicamente superba.
Confesso che però la morte di Lorenzo il Vecchio ha spiazzato anche me, dato che Lorenzo aveva moglie e figli quando è morto; una scelta che credo si possa spiegare solo con la mancata disponibilità da parte dell' attore Stuart Martin. Probabilmente suppliranno a questa "imperfezione storica" facendo saltar fuori figli o matrimoni segreti del defunto Lorenzo, o semplicemente ci si concentrerà esclusivamente sulle vicende strettamente legare a Cosimo e ai suoi discendenti, dato che sua nuora Lucrezia ha annunciato proprio durante i funerali di essere incinta, e che hanno intenzione di chiamare il loro primogenito Lorenzo, come il "defunto" zio.
Confermo dunque il giudizio "frettoloso" dato dopo aver visto solo le prime due puntate: i Medici è una serie che non delude e che merita di essere seguita. Attenderò le successive stagioni con ansia.

mercoledì 19 ottobre 2016

I MEDICI: cast stellare non delude

 In Alto Dustin Hoffman e Richard Madden, che interpretano rispettivamente Giovanni di Bicci de' Medici e suo figlio Cosimo De'Medici.



Ho appena visto le prime due puntate della nuova serie televisiva anglo-italiana, creata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer: I Medici (Medici: Masters of Florence).
Ovviamente dopo solo due puntate è difficile pronunciarsi, ma da quel poco che ho visto, non posso che dare un voto positivo alla serie.
Mi è sembrata la tipica serie TV che segue il filone storico, ma senza le scene di sesso esplicite che vediamo ne i Borgia, e un po' anche ne i Tudors; forse questa serie è un po' troppo all'acqua di rose, poiché si sa che la storia vera è molto più cruenta di quella qui rappresentata.
Hanno edulcorato molte scene per rendere le puntate adatte alla prima serata, ma credo che potremmo sopravvivere anche vedendo meno sangue e sesso rispetto al solito.
Magari però, questo "perbenismo" potrebbe aver creato un certo disappunto nei fan di una serie cult, di cui Richard Madden è stato protagonista per qualche stagione: mi riferisco ovviamente alla famosissima e fortunatissima serie della HBO, Il trono di Spade.
La scelta forse non proprio casuale di fare interpretare il ruolo del banchiere Bardi, suocero di Cosimo de'Medici a David Bradley, mi è sembrata quasi un tentativo di approcciare  proprio i fan di Game of Thrones , per via dei "trascorsi" tra gli alter ego di Madden e Bradley nella serie HBO, anche'essi legati, in qualche modo, da un matrimonio...
Tornando ai fatti e mettendo da parte supposizioni e pettegolezzi, devo dire che ho molto apprezzato i continui flashback e flashforward, tecniche cinematografiche che amo moltissimo, che faranno da filo conduttore per tutta la serie, impostata proprio sui ricordi di Cosimo, alternando il presente storico, 1429, ad avvenimenti accaduti 20 anni prima. Non ho mai visto in una serie a stampo storico un uso continuato di flashback e flashforward. Questo genere di serie infatti, predilige una narrazione più lineare, evitando veri e propri salti temporali e limitandosi all'uso sporadico del flashback quando si vuol far ricordare qualcosa allo spettatore, oppure per segnare la drammaticità dell'evento narrato. 
Un'ultima chicca riguarda l'aneddoto dell'uovo di Colombo. La leggenda popolare narra che, rientrato dalla sua impresa nelle Americhe, alcuni nobili Spagnoli abbiano minimizzato la missione di Colombo, affermando che chiunque avrebbe potuto portare a termine con facilità  l'impresa visti gli ingenti mezzi messi a sua disposizione dalla corona Spagnola; Senza scomporsi, Colombo  sfidò i nobili spagnoli in un'impresa altrettanto facile: far stare un uovo dritto sul tavolo. Nessuno dei gentiluomini presenti vi riuscì, e alla fine Colombo praticando una lieve ammaccatura all'estremità dell'uovo, riuscì a tenerlo in piedi, lasciando tutti con un palmo di naso. Gli spagnoli protestarono, asserendo che avrebbero potuto farlo anche loro, e Colombo rispose: «La differenza, signori miei, è che voi avreste potuto farlo, io invece l'ho fatto!».
Io ho sempre creduto alla veridicità della storia, ma a quanto pare, e come vediamo in questa serie, il primo a riuscire a far stare in piedi un uovo non fu Cristoforo Colombo, ma Filippo Brunelleschi, che fece stare in piedi l'uovo per dimostrare a Cosimo de'Medici come avrebbe fatto a costruire e tenere in piedi la Cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore, impresa ritenuta impossibile da chiunque, tanto che i lavori erano fermi da oltre vent'anni. Storicamente, l'aneddoto fu riportato dal Vasari, ma se fosse vero, Brunelleschi avrebbe inventato l'uovo di Colombo circa 90 anni prima di Colombo stesso!
Siamo dunque di fronte ad una sorta di paradosso temporale? 
Scherzi a parte, una delle cose che amo di più delle serie TV del filone storico sono proprio questi piccoli aneddoti, alcuni veritieri, altri leggendari, che donano colore alla storia e la rendono più interessante, almeno agli occhi dei fan appassionati (e un po' secchioni) come la sottoscritta.

martedì 20 settembre 2016

Shark tale: lo squalo "travestito"


 Due immagini tratte dal film Shark tale: in alto, lo squalo Lenny "travestito" da delfino. 
In basso, Lenny
in una posa "effeminata" con fratello "pesciotto" Frankie.



Navigando in rete, leggo spesso commenti e lamentele riguardo al fatto che non esistano film per bambini con personaggi gay che sfociano in veri e propri appelli alla Disney: vogliamo storie d'amore gay!
Beh, storie d'amore tra protagonisti gay effettivamente non ne abbiamo mai viste, e benché negli USA le unioni tra persone dello stesso sesso siano ormai un legalissimo dato di fatto, dubito che vedremo un film d'animazione con protagonisti omosessuali, almeno nell'immediato futuro. 
Eppure, guardando tra le righe, prestando la massima attenzione ai dettagli e scavando un po' a fondo, credo che un film che affronti molto (ma molto) velatamente il tema dell'omosessualità e della discriminazione in balse alle inclinazioni (anche sessuali) dei "diversi" esista già;
Non è un creatura Disney, ma della  "rivale" Dreamworks:  Shark Tale del 2004.
Per onestà intellettuale, premetto che amo la Dreamworsks tanto quando la Disney, benché i due studi cinematografici abbiano un approccio alla realtà completamente diverso, quasi agli antipodi. Prossimamente mi soffermerò proprio tra le differenze tra questi due adorabili giganti del cinema d'animazione, ma ora torniamo al nocciolo della questione. 
Uno dei protagonisti del film, Lenny è uno squalo vegetariano, tematica affrontata già nel film Disney Alla ricerca di Nemo del 2003, ma in modo completamente differente; nel film Disney infatti, gli squali vegetariani ci vengono proposti come degli obiettori di coscienza, che hanno creato un vero e proprio gruppo di sostegno, molto simile agli alcolisti anonimi, il cui motto è: "I pesci sono amici, non cibo". Il gruppo di sostegno pare sottolineare quanto la scelta degli squali sia nobile ma molto difficile da sostenere, infatti appena lo squalo Bruto sente l'odore del sangue della pesciolina Dori, perde totalmente il controllo e parte all'attacco, in preda ad una vera e propria crisi d'astinenza.
In Shark Tale invece, lo squalo Lenny non  diventa vegetariano per una scelta di vita, anzi lui vorrebbe essere "normale" per far felice suo padre, che è nientemeno che "il Padrino" del Reef (vi sono espliciti riferimenti al film il Padrino -  di Francis Ford Coppola, 1972).
Lenny sin dalle prime inquadrature è palesemente ed estremamente diverso, anche solo per il suo modo di muoversi ed esprimersi, sempre molto gentile, quasi "effeminato"; inoltre Lenny odia profondamente anche solo l'odore del pesce, non riesce proprio a mandarlo giù, e se la cosa per un semplice squalo può essere un problema, per il figlio del padrino è un vero e proprio dramma!
E così Don Lino, nel vano tentativo di rendere suo figlio "normale", lo affida alle cure del fratello Frankie, un vero e proprio pesciotto con gli attributi, che ha il compito di rendere Lenny un "vero squalo".
Ma le cose non vanno come previsto, anzi, la tragedia è dietro l'angolo: Frankie vuole costringere Lenny a mangiare il pesciolono Oscar, e quando Lenny disobbedisce, Frankie si lancia all'attacco per mostrare al fratellino come si comporta uno squalo, finendo per perdere la vita in un tragico incidente.
Disperato, Lenny scappa di casa alla ricerca di Oscar, che intanto si è preso il merito della morte di Frankie, venendo così soprannominato  Scannasqauli, protettore del Reef. 
Lenny inizia così una nuova vita assieme al nuovo amico Oscar, al quale sente di raccontare tutta la verità, il suo dramma:
"Nel caso non te ne fossi accorto io sono diverso dagli altri squali..."
"Diverso in cosa?"
 "Rideresti!"
"No, non riderò, hai la mia parola."
"Va bene, te lo dico, io sono vegetariano!" 
- Attimo di pausa in cui Oscar non può fare a meno di ridere sotto ai baffi -
"Tutto qui?"
"Come sarebbe tutto qui? sei il primo pesce al quale lo confido! Sono stanco di dovermi tenere questo segreto! E poi c'è mio padre, lui non mi accetterà mai per quello che sono: che cosa c'è che non va in me?"
"Non c'è niente che non va in te..."
Beh, direi che il dialogo tra i due protagonisti sembra un vero e proprio coming out, ma non è tutto: per essere sicuro di non essere mai ritrovato dal padre, Lenny, con la complicità di Oscar, simula la sua morte, e assume una nuova identità, quella di Sebastian, il delfino smacchia balene;  Shark Tale è quindi il primo film d'animazione in cui uno dei due protagonisti è un travestito.
Quando la pesciolina Angie viene rapita, Oscar ha bisogno dell'aiuto di Lenny per liberarla, ma con che faccia Lenny potrebbe ora presentarsi al padre in quello stato? 
"Non posso entrare lì e dire : ehi ciao papi, guarda, sono un delfino!"
Infatti le cose prendono una pessima piega: nonostante la recita, Don Lino riconosce il figlio.
"Lenny sei tu? sei vivo? credevo di averti perso...Ma che ti sei messo?"
"Ciao Papi..."
"Hai voglia di scherzare? Mi vuoi prendere in giro forse? Ti sei bevuto il cervello? Hai idea di che significa questo? Te la fai con lui che ha ucciso Franky, il sangue del tuo sangue! Non ti devi mai mettere contro la famiglia!"
A questo punto, interviene Oscar, nel tentativo di far ragionare il "Don":
"Ehi Don Lino, non è colpa sua, è una faccenda tra te e me"
"Ma io a te che trinchia ti ho fatto? Prima mi ammazzi Franky e adesso mi trasformi Lenny in un delfino? Sei un pesciotto morto!"
Dopo una rocambolesca fuga ed una sequenza di esilaranti scene d'azione, finalmente padre e figlio si affrontano faccia a faccia, per un chiarimento:
"Perché sei scappato?"
"Perché hai sempre voluto che diventassi come Franky: io tanto non sarò mai lo squalo che tu speri."
Ed ecco il risolutivo intervento di Oscar, che tocca il cuore del Don:
"Scusate, mi fate capire qual'è il problema? A tuo figlio piacciono le alghe: e allora? Ha per amico un pesce: e allora? Gli piace anche travestirsi da delfino, va bene : e allora? Tutti quanti gli vogliono bene per quello che è: perché tu no?"
Ovviamente il lieto fine è d'obbligo, e il padrino si ravvede:
"Su appinnami! Ti voglio bene Lenny, non mi importa quello che mangi o quello che ti metti!"
Lino non si limita ad accettare il figlio, ma lo accoglie, e stipula un vero e proprio patto di pace con tutti i nuovi amici di Lenny: la famiglia è riunita,  gli squali sono amici dei pesci e tutti vissero felici e contenti: per usare il gergo da "Pesciotto": Branchie sciolte!

venerdì 12 agosto 2016

Into the Woods: come rovinare 4 fiabe in un colpo solo!

In alto, i protagonisti del film.


Ho recentemente visto per la prima volta il musical targato Disney Into the Woods; era uno dei film che avrei voluto vedere al cinema, ma col senno di poi, sono felice di aver risparmiato i soldi del biglietto.
Il film non è per niente innovativo: torna il solito messaggio, ormai trito e ritrito, che punta a smontare il vero amore, dato che i sentimenti ormai vengono visti come ostacolo per l'emancipazione femminile.
Pare che ormai la direzione presa da tutti i registi sia: smontiamo i sogni d'amore, facciamo passare il messaggio che il vero amore non esiste, che troverai solo corna e delusioni e chi fa da se fa per tre: ma che tristezza! 
E non dite che lo fate per "mettete in guardia le ragazzine", perché ci sono fiabe come Cappuccetto Rosso che hanno proprio lo scopo di mettere in guardia dai falsi amici (e falsi amori).
Il problema è che molti non comprendono l'importanza e il significato profondo della fiaba tradizionale: ho notato, con immenso piacere ed un pizzico d'orgoglio, che il post più cliccato da voi lettori sia La vera morale del brutto anatroccolo; le fiabe sono spesso di difficile interpretazione, hanno lo scopo di farci riflettere, di farci andare oltre il semplice fatto raccontato per scoprire una cosa che ormai abbiamo tutti messo da parte: la morale.
Into the Woods prova a dare una morale nella canzone finale, ma lancia un messaggio molto confuso e incoerente, per non parlare dei numerosi buchi narrativi che la trama presenta, e gli interrogativi rimasti irrisolti.
Proviamo ad analizzare tutto con calma: dopo una serie di canzonette, il film inizia e tutti i protagonisti partono per raggiungere il loro scopo attraversando il bosco: i  protagonisti principali sono un fornaio e sua moglie, che non possono avere figli a causa della maledizione che la Strega della porta accanto lanciò anni prima allo snaturato padre del fornaio; la strega rivela al fornaio di aver rapito la sua sorellina, ma a lui non può fregare di meno, pensa solo ad accontentare la moglie e a far annullare la maledizione, pur di poter procreare: dovranno portare alla Strega una mucca bianca come il latte, capelli biondi come il grano, un cappuccio rosso come il sangue e una scarpetta pura come l'oro: ed ecco che il fornaio e la moglie si incontrano e si scontrano con i protagonisti delle 4 famose fiabe: Jack e il fagiolo magico, Raperonzolo, Cappuccetto Rosso e Cenerentola.
 Ed ecco qui il primo buco narrativo: scopriamo sin dalle prime scene che Rapunzel è la sorellina del fornaio, ma nessuno scoprirà mai questo segreto, quindi la famiglia non si riunirà. Tuttavia,  la storia di Raperonzolo è l'unica a non essere "violentata", dato che lei e il suo principe nel bel mezzo del film  scompaiono, lasciandoci almeno la speranza che i due possano vivere "per sempre felici e contenti".
A tutti gli altri, le cose vanno molto peggio: Cappuccetto Rosso non trova più la madre né la nonna (non che si sia fatta sanguinare i piedi pur di trovarle, ma va bene, tralasciamo questo dettaglio); la madre di Jack muore per una semplice spinta (modo più deficiente di morire non si poteva trovare);  la moglie del fornaio muore, ma prima ha il tempo di farsi una tresca col principe di Cenerentola, che come sempre è la più sfigata di tutti: dopo esser fuggita per 3 notti di fila, si decide a lasciare la scarpetta in modo che il destino possa compiersi, e viene anche vendicata dagli amici uccellini, che accecano le sorellastre; ecco, qui mi partono una serie di domande a raffica: perché poi solo le sorellastre e non anche la matrigna? infondo le due erano già state punite dalla madre, che aveva mozzato inutilmente i piedi per permettere loro di calzare la scarpetta, quindi a ben vedere di essere accecata meritava più la matrigna che le figlie. E poi, volendo essere un po' cattivelli: cari uccellini, dato che siete qui in veste di "punitori", non potevate muovere le vostre "alucce sante" un po' prima? 
In ogni modo, Cenerentola, sempre grazie agli uccellini canterini, viene a sapere del tradimento del principe e lo molla, sapete per far cosa? le pulizie al fornaio, che si ritrova vedovo, col proprio figlio da crescere e due nuovi pargoli a carico, Jack e Cappuccetto Rosso, la quale non si prende nemmeno la briga di accertarsi che madre e nonna siano effettivamente morte, ma si lancia a capofitto in questa nuova famiglia "rattoppata". Certo, se almeno il fornaio si fosse riunito a sua sorella, sposata col principe, avrebbero potuto almeno vivere da nababbi, ma come ho già detto, Rapunzel e il suo principe si volatilizzano a metà film, probabilmente hanno lasciato il regno, per andar dove non si sa. 
Altro mistero, la morte della Strega che prima sembra aver inspiegabilmente perso i suoi poteri, e poi si liquefà in una pozza di catrame, dove affogherà la gigantessa scesa a vendicare il marito ucciso da Jack: no dico, sono l'unica a cogliere il totale nonsense della trama?

mercoledì 29 giugno 2016

Goodbye Big Man




Caro PIEDONE...
Lo so che ti chiami Carlo, ma da quando son nata, in famiglia ti abbiamo sempre chiamato così: per noi non eri Bud, perché i film con Terence Hill sono stupendi, ma per me e i miei cari sei sempre stato e resterai sempre Piedone.
 Tempo fa lessi una tua intervista, in cui dicevi che il tuo ultimo piatto di spaghetti lo avresti mangiato con Gesù...Beh, se vuoi ti posso consigliare un'ottima cuoca, che faceva un sugo eccezionale, il più buono che abbaia mai mangiato: la riconoscerai subito perché sarà di sicuro insieme ad un signore distino con i baffetti che appena le farai i complimenti per la sua cucina ti dirà sorridendo: "eh, sono stato io ad insegnarle a fare il sugo, prima di conoscermi lo allungava con l'acqua!"; ti volevano bene e sono sicura che ti inviteranno a mangiare con loro volentieri. 
Ti consideravamo uno di famiglia, e quando abbiamo saputo che avevi lasciato questo mondo ci siamo sentiti tutti un po' più soli: personalmente, mi son sentita come se avessi perso di nuovo mio nonno, e molti altri hanno avuto una sensazione simile: a qualcuno hai ricordato il papà, ad altri il nonno o un caro zio, ad altri ancora hai semplicemente ricordato i bei momenti trascorsi in famiglia, la prima volta al cinema o quando tutta la famiglia si riuniva davanti alla TV.
Per me eri una figura paterna, quel papà che non ho mai avuto accanto e che sarebbe di sicuro andato d'amore e d'accordo col mio fantastico nonno.
Sarai sempre nei nostri cuori, e scusa se ti sembro banale, ma infondo i sentimenti sono così, semplici, genuini, tanto che spesso si danno per scontati, quando invece sono la nostra unica, vera ricchezza.
So che la tua ultima parola è stata GRAZIE.
Permettimi di dire GRAZIE A TE, per le risate, i ricordi, l'affetto che sei riuscito a trasmetterci al punto da identificarti con uno di famiglia. 
Sei lo zio di tutti noi, e sarai sempre nei nostri cuori.
Sempre.